CPA Booster

(Nella cosiddetta “cellulite”, nelle sindromi delle gambe pesanti e nel rilassamento cutaneo)

Che cos’è la “cellulite”?

beauty-743371_640.jpgEbbene, nonostante il termine “cellulite” coniato in Francia agli inizi del ‘900 sia del tutto improprio da un punto di vista istopatologico per definire la condizione in oggetto, è stato definitivamente accettato dalla gente ed anche da diversi medici vista la sua diffusione universale tanto da comparire anche in testi scientifici in lingua inglese come  “cellulitis”.
In genere col termine “cellulite” viene identificata una particolare condizione morfologica, spesso ritenuta antiestetica che costituisce il cruccio di numerose donne le quali presentano accumuli volumetrici della regione trocanterica e sottotrocanterica con particolari cosce a “cavallerizza” e pelle con numerosi avvallamenti (cute a “buccia d’arancia”, cute a “trapunta”).

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In realtà dobbiamo distinguere bene quattro differenti quadri clinici che possono essere responsabili dell’aspetto suddetto, ma che devono essere debitamente divisi:

  1. Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide
  2. Ipotonia muscolare ed in particolare dei muscoli glutei
  3. Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica (P.E.F.S.)
  4. Eccesso di Adiposità Localizzata (A.L.).

Quindi nella visita di Medicina Estetica, quando alla nostra osservazione arrivano pazienti che lamentano gli antiestetici “cuscinetti”, dobbiamo giungere ad una corretta diagnosi differenziale che, avendo distinto i suddetti quadri clinici, dia poi le giuste indicazioni terapeutiche.

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P.E.F.S.  fattori predisponenti

  • Razza occidentale
  • Ereditarietà
  • Scarsa componente muscolare

spine-1925870_640.pngP.E.F.S.  fattori scatenanti

  • Difetti posturali e difetti dell’appoggio plantare
  • Prolungata stazione eretta
  • Dieta ipoproteica, ipovitaminica, ipercalorica e povera di fibre
  • Impiego di vasodilatatori periferici, calcioantagonisti, anticoncezionali
  • Vita sedentaria
  • Gravidanza

Cattive abitudini:

  • gambe vicino a fonti di calore
  • gambe flesse per diverse ore
  • uso di calzature e di abbigliamento non idonei
  • bagni in vasca con acqua a più di 30°
  • prolungate esposizioni al sole a gambe coperte

body-1822459_640.jpgOltre ad un attento esame obiettivo è’ possibile distinguere i quattro stadi dapprima con un’indagine utile come screening di base, ma alquanto imprecisa (termografia da contatto) e poi con ecografia dei tessuti molli attraverso la quale distinguere i diversi aspetti del sottocutaneo. Utile e preciso invece risulta un’analisi con videocapillaroscopia per mettere in evidenza gli aspetti del microcircolo.

Fino a non molti anni fa diverse erano le cure per migliorare i danni della c.d. “cellulite”: mesoterapia (flebotonica, lipolitica, ecc.), emulsiolipolisi, cavitazione, ecc..

Oggi la terapia d’elezione è costituita dalla CPA BOOSTER (Carbossiterapia Potenziata Assistita sovralimentata)

La Carbossiterapia (terapia con anidride carbonica) nasce in Francia circa 100 anni fa in una località termale (Royat) in cui l’acqua è particolarmente ricca di anidride carbonica. In Italia solo nelle terme di Rabbi e Pejo (Trentino) è possibile ritrovare un’acqua con simili caratteristiche.

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Gli studi fatti su pazienti che avevano effettuato cicli di cura attraverso bagni in vasca dimostrarono gli straordinari effetti di tali acque sulla microcircolazione.

Studi più recenti hanno dimostrato che l’anidride carbonica attraverso la pelle produce effetti importanti sul miglioramento della microcircolazione attraverso effetto Bohr ed effetto Haldane (gambe pesanti – gambe gonfie – gambe dolenti), sul più rapido smaltimento del tessuto adiposo attraverso effetto sulla betaossidazione dei grassi (accumuli distrettuali di tessuto adiposo) e sul miglioramento dell’elasticità cutanea attraverso l’effetto di biostimolazione cutanea (rilassamento cutaneo). L’anidride carbonica assorbita viene poi eliminata attraverso la respirazione in maniera perfettamente naturale, priva di interferenze con altri effetti fisiologici del nostro organismo (può essere somministrata anche in gravidanza!).

Alla fine del secolo scorso vennero messe a punto le prime apparecchiature in grado di insufflare, con un ago sotto la pelle, anidride carbonica: in tale modo si cercò di riprodurre gli effetti benefici dei bagni in vasca.

clock-147257_640.pngTale carbossiterapia tradizionale (che tutt’ora molti medici continuano ad utilizzare!!) aveva ed ha diversi limiti: 

  • tempi di terapia molto lunghi (dai 20 ai 40 minuti)
  • dolorabilità costante
  • sedute terapeutiche ripetute (una o due a settimana)
  • effetti sul microcircolo lenti
  • effetti sul tessuto adiposo e sulla pelle molto scarsi

L’evoluzione tecnologica ha portato negli ultimi anni ad importanti passi in avanti dando vita intorno al 2012 alla CPA (Carbossiterapia Potenziale Assistita) e nel 2015 alla CPA BOOSTER (Carbossiterapia Potenziale Assistita sovralimentata) per la quale è stato anche pubblicato un testo scientifico (Bertuzzi, Iannucci, Vitiello, CPA BOOSTER, EdItaliaMedica 2016).

Il concetto evolutivo è quello in base al quale per avere il massimo effetto terapeutico l’anidride carbonica iniettata per via sottocutaneo deve riprodurre, quanto più possibile, la perfusione capillareattraverso una diffusione veloce, costante e completa a tutti i tessuti interessati, cosa che si verifica durante un bagno in vasca termale.

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Questo si ottiene attraverso un sistema di tubicini (“ragno”) collegato ad una siringa che il Medico manovra con sottilissimi aghi che vengono posizionati contemporaneamente sulle due gambe (due per ogni gamba); la siringa di lavoro del medico è collegata ad una apparecchiatura in grado di far fuoriuscire grandi quantità di anidride carbonica (3 – 4 litri) ad elevata pressione in brevissimo tempo.

In conclusione con CPA BOOSTER:

  • tempi di terapia molto brevi (dai 5 ai sei minuti)
  • dolorabilità percepita solo nei primi 60 secondi
  • sedute terapeutiche diluite (una o due al mese)
  • effetti sul microcircolo immediati
  • effetti sul tessuto adiposo e sulla pelle evidenti già dopo la prima terapia